Nascita di un Circolo – In memoria di Pietro Barzisa

A cinque anni dalla scomparsa, commemoriamo la memoria del Prof. Pietro Barzisa, fondatore del Circolo del Cinema nel 1947 e suo presidente per oltre 68 anni.
Lo facciamo proponendo il testo del discorso di ringraziamento che il Prof. Barzisa pronunciò nel 2007, in occasione del confermento della Medaglia della Città di Verona, per l’inesausta e appassionata opera di promozione del Cinema e della Cultura in città.

Fin da giovanissimo il cinema è stato al centro dei miei interessi culturali, in quanto l’ho sempre considerato la felice fusione di tutte le espressioni artistiche, dalla letteratura alla musica, dall’architettura alla fotografia, dal teatro alle arti figurative, e così via. Perciò voglio raccontare brevemente come ebbe inizio l’avventura del Circolo del Cinema.

Andando molto indietro con la memoria, verso gli inizi degli anni Quaranta, ricordo che per un certo periodo avevo curato, dapprima assieme agli amici Achille Bergonzi e Luciano Dal Cero, e poi da solo, i programmi del Cinema San Sebastiano di via Cappello, una saletta di circa 100 posti che fu distrutta dal bombardamento del 4 gennaio 1945 ed ora è incorporata nella struttura della Biblioteca Comunale.  Era una rassegna intitolata “Film da rivedere”, formula che permetteva di presentare al pubblico una selezione dei migliori film già proiettati nei cinema della città, con l’intenzione di offrire una rivisitazione di opere qualificate, molte delle quali andarono a formare i “classici” della storia del cinema.

Fu questa la mia prima esperienza, che lasciò in me un profondo segno.   Infatti, quando l’Italia uscì dall’incubo della seconda guerra mondiale e fu tutto un fiorire di iniziative culturali nello spirito della ritrovata libertà, l’idea che già mi frullava in testa di riprendere quell’esperienza, trovò in parte la felice concomitanza con l’avvio, in tutto il paese, del glorioso movimento dei Circoli del Cinema (oggi purtroppo dimenticato), la cui  funzione era quella di percorrere le tappe della cinematografia presentando i film del muto e dei primi tempi del sonoro, ma soprattutto di poter finalmente mostrare quell’immenso patrimonio di opere cinematografiche, che nel periodo fascista non erano arrivate nel nostro paese sia per la censura, sia per gli anni della guerra, o per altri motivi. Le finalità di quel movimento erano in perfetta sintonia con la mia idea di riprendere la passata esperienza e su questo humus germogliò la pianta del Circolo del Cinema di Verona.

Con un gruppetto di giovani amici gettammo le basi di una Associazione che attuasse questo progetto culturale. Praticamente tutto avvenne tra l’autunno-inverno del 1946 e la primavera del 1947. Fu un lungo lavoro di discussioni e di piani operativi: bisognava preparare lo Statuto, garantirsi i rifornimenti dei film, trovare i finanziamenti, e così via. Questi giovani costituirono i soci fondatori, che meritano di essere qui ricordati.  Quelli scomparsi nel corso del tempo sono Giuseppe Balestrazzi, Ezio Benetti, Vittorio Filippini, Nunzio Parullo, Giorgio Sirena e Ugo Vitturi. Rimangono oggi, oltre a me, Edoardo Faccioli, Anna Sega e Carlo Fedeli. I nostri incontri si svolsero durante lunghe serate allo storico (e mai dimenticato) Caffè Dante, che era divenuto a quei tempi un vivace centro di appuntamenti culturali,  oppure al vicino Caffè Nadali di via delle Fogge. Quei locali oggi non esistono più e con loro se n’è andato un pezzo di storia della nostra città.

Per capire quale fosse l’entusiasmo che ci animava e il grado della nostra follia, bisognerebbe calarsi nella realtà della Verona di allora. Mentre noi sognavamo il grande cinema, la città era alle prese con le molte privazioni ed i problemi dell’immediato dopoguerra: razionamento alimentare con le relative tessere annonarie, razionamento della corrente elettrica, difficoltà di avere l’acqua e di riscaldare le case durante un inverno freddissimo, che toccò i 15 – 20 gradi sotto zero;  tutto era ghiacciato, compreso l’Adige che si poteva attraversare tranquillamente a piedi, dato che mancavano i ponti, distrutti e in via di ricostruzione.

Immersi in questa atmosfera, e con alterne vicende che qui sarebbe troppo lungo descrivere, si arrivò al 1° giugno del 1947, quando organizzammo una proiezione per soli inviti (diciamo la proiezione numero zero), per metterci alla prova e sperimentare l’interesse dei veronesi.  Questa manifestazione si tenne presso la sala parrocchiale del Cinema Elios di S. Eufemia. Avevamo preso a noleggio, da uno storico magazzino di pellicole che si trovava in via Emilei,  il film russo Ragazzi allegri o Tutto il mondo ride di Grigorij Alexandrov del 1934,  favola satirica contro la borghesia che piacque molto agli spettatori e ci convinse che era il momento di fare il grande passo.

La proiezione n. 1 aperta a chiunque desiderasse conoscere la nostra iniziativa, si concretizzò in modo epico la domenica del 24 agosto 1947 alle ore 21 al Teatro Nuovo, dove si vide già quale sarebbe stata la filosofia che sosteneva la nostra idea di cinema, perché,  in quella serata torrida di agosto che aveva trasformato la sala in un forno, avemmo il coraggio di presentare,  in edizione originale con didascalie in lingua tedesca, un film muto sonorizzato con la musica della Moldava di Smetana, la cui storia era ambientata in mezzo all’oceano nelle ventose isole di Bora Bora in Polinesia.  Era Tabù di  Murnau, del 1931, che abbinammo al cortometraggio Bach-Mozart-Beethoven.  La proiezione fu preceduta dalla presentazione di un sudatissimo Edoardo Faccioli, che illustrò ai presenti gli scopi del Circolo e il valore artistico del programma.   Nonostante tutto, fu un vero successo.  Quella sera nacque ufficialmente l’Associazione culturale “Circolo del Cinema”, con l’adesione dei primi 100 soci  fra gli spettatori presenti. Di quel primo nucleo di associati, due di loro, Giuseppe Magnano e Elisabetta Oro, hanno raggiunto con noi i 60 anni di iscrizione continuativa, un traguardo di fedeltà agli ideali dell’Associazione.

Iniziava così il primo anno sociale, ma ci scontrammo subito con il problema della sala di proiezione, un problema che del resto ci ha sempre angustiato in questi 60 anni di vita.  Nessun gestore dei cinema di quei tempi ci voleva affittare la propria sala con cadenza settimanale, in quanto la nostra funzione culturale non veniva compresa e si temeva una concorrenza.  Solo dopo vari tentativi l’ing. Eugenio Morando di Custoza, direttore generale della Sangraf, ebbe la sensibilità di capire le nostre intenzioni, che erano agli antipodi di un’impresa commerciale, e ci mise a disposizione gratuitamente alla domenica mattina la grande sala del Supercinema di via Mazzini, ora Magazzino Upim, che aveva la bellezza di 2400 posti.  Due mesi dopo il debutto, e cioè la domenica del 26 ottobre 1947, fummo finalmente in grado di tenere la seconda proiezione e, per non dare adito a sospetti di aver cambiato indirizzo, la scelta cadde sul film  “Pel di carota” di  Julien Duvivier del 1932, in edizione originale francese senza sottotitoli, presentato da Carlo Fedeli che al termine del film diresse il dibattito, che fu il primo di una lunga serie nei mesi seguenti.

Le condizioni in cui operavamo non erano delle migliori. Si pensi, ad esempio, che per ciascuna proiezione dovevamo chiedere al prefetto la concessione della corrente elettrica per far funzionare i proiettori ed attendere con ansia la risposta, che poteva anche essere negativa. Inoltre la sala non era riscaldata ed assistevamo alle proiezioni intabarrati e coperti dalla testa ai piedi come al Polo Nord,  ma eravamo ugualmente felici perché potevamo finalmente vedere quei film di cui avevamo solo sentito parlare, e anche il Sindaco della città Aldo Fedeli (che era padre di Carlo) e Piero Gonella seguivano di tanto in tanto i nostri spettacoli.

Il Circolo poteva così proseguire il suo cammino, che non si è più fermato fino ad oggi, nonostante la precarietà del continuo nomadismo di sala in sala (le abbiamo passate tutte), salvo un periodo degli anni ’70 in cui, grazie all’intervento del socio Edoardo Faccioli,  il Sindaco Giorgio Zanotto (del quale conservo sempre un grato ricordo) ci aiutò mettendoci a disposizione la sala Montemezzi del Liceo Musicale, che attrezzammo a cinema a nostre spese e vi proiettavamo i nostri film due giorni alla settimana, in coabitazione con la musica. L’utilizzo di questa sala cessò dopo 7 anni, quando il Liceo divenne Conservatorio e passò allo Stato, sfrattandoci immediatamente.

Il lungo percorso di questi 60 anni  – vero miracolo di sopravvivenza – ha visto sempre l’Associazione impegnata a realizzare con serietà i suoi obiettivi istituzionali. Siamo stati i primi e per molti anni i soli a portare a Verona un cinema, come si usa dire oggi, di qualità e ad educare il gusto del pubblico.  Abbiamo progettato retrospettive, rassegne a tema per generi, registi, attori, abbiamo presentato film in prima visione, sia doppiati che in lingua originale, film muti con accompagnamento musicale al pianoforte; abbiamo organizzato dibattiti, incontri con l’autore, cicli di conferenze, mostre, collaborando in varie occasioni con le Istituzioni cittadine, ad esempio il Museo di Storia Naturale, la Fiera di Verona, la Cassa di Risparmio, il Comune.  Ricordo, tra le altre, alcune prestigiose rassegne presentate al Cinema Bra, che era appunto una sala del Comune, dedicate ai film scespiriani, al cinema sulla Resistenza, e alla personale completa dei film di Dreyer, con la prima mondiale dell’edizione originale della “Giovanna d’Arco”, che fu un evento nazionale.

Abbiamo raccolto fin dal 1947, con le nostre limitate risorse economiche e umane, migliaia di pubblicazioni di cinema, riviste italiane e straniere, giornali, cataloghi di festival, fotografie, ecc., creando una biblioteca specializzata ed un archivio di grande valore documentario per Verona, che il Circolo ha sempre messo gratuitamente a disposizione anche di persone non associate per consultazione e tesi di laurea, svolgendo in questo settore una funzione pubblica.

Insomma, abbiamo realizzato tutto quello che si poteva inventare, ma senza mai venire meno al sacro principio di operare scelte rigorose, al di fuori dell’effimero e delle mode. Tutto questo è stato possibile, solo perché l’Associazione ha potuto contare nel tempo sul generoso volontariato di soci collaboratori e sulle quote di quello zoccolo duro di associati che in tutti questi anni hanno seguito pazientemente il Circolo nella buona e nella cattiva sorte.

Con queste persone, che mi hanno aiutato a far crescere e vivere l’Associazione, incoraggiandomi a guardare con ottimismo al futuro anche quando sembrava più nero, voglio condividere idealmente questo riconoscimento della mia Città.

Pietro Barzisa