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Una luna chiamata Europa

  • Proiezione 04 ottobre 2018
  • Regia Kornél Mundruczó
  • Durata 129 min
  • Origine Ungheria, Germania, 2017

Regista fuori dal comune ossessionato dalle questioni morali legate al confronto con lo straniero e alla corruzione delle anime, l’ungherese Kornél Mundruczó, di ritorno per la terza volta in competizione a Cannes, si è imbarcato con Una luna chiamata Europa in un progetto molto audace e visto raramente nel cinema europeo, entrando a tutta birra nel territorio del fantastico e più precisamente del miracoloso. Il suo personaggio principale, il giovane migrante siriano Aryan (Zsombor Jéger), al termine di una scena d’apertura particolarmente impressionante in cui varca la frontiera e viene raggiunto da tre pallottole sparate dalla polizia, non muore e scopre improvvisamente di aver il dono della levitazione. Un incipit che pone immediatamente il film nella categoria delle opere d’autore penetrate da quei momenti febbrili riservati solitamente ai blockbuster, tanto più che Mundruczó dà alla sua parabola un ritmo trepidante punteggiato da inseguimenti e la immerge in un clima pesante di minacce poliziesche in stato di emergenza. Ma il cineasta ungherese, ovviamente, non si accontenta di dare prova della propria maestria tecnica assoluta. Perché il racconto si articola in realtà attorno a Gabor Stern (il georgiano Merab Ninidze), un medico degenere, sospeso dall’esercizio in ospedale a seguito di un incidente mortale durante un intervento chirurgico, condannato a un grande risarcimento, e che cerca di pagare il proprio debito facendo uscire i migranti dai campi di permanenza dietro compenso. Dopo aver scoperto il dono prodigioso di Aryan e superato lo sconcerto iniziale, quest’uomo completamente privo di fede decide di sfruttare questo miracolo a fini di lucro, libera Aryan dalle maglie della polizia e si associa con lui per andare a spillare soldi ai malati terminali in cerca di speranza divina. Ma le forze dell’ordine sono presto sulle loro tracce, incarnate dall’ostinato László (György Cserhalmi), che è lo stesso che ha sparato ad Aryan all’inizio del film e sa che è in corso qualcosa di soprannaturale. Ma di levitazione in levitazione, di miracolo in miracolo, Gabor evolve e prende coscienza della dimensione "cristiana" di questo "giovane principe" che lo accompagna e che nel frattempo cerca suo padre scomparso mentre attraversavano la frontiera.

t.o. Jupiter holdja – regia: Kornél Mundruczó – sceneggiatura: Kornél Mundruczó, Kata Wéber – fotografia: Marcell Rév – montaggio: Dávid Jancsó – musiche: Jed Kurzel – interpreti: Zsombor Jéger, György Cserhalmi, Merab Ninidze – produzione: ZDF/Arte, Pyramide Films, Productions Proton Cinema, Match Factory, KNM – Ungheria-Germania, 2017 – 2h 09’ – v.o. sottotitolata in italiano