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Figlia mia

  • Proiezione 05 aprile 2018
  • Regia Laura Bispuri
  • Durata 1h30min
  • Origine Italia, Germania, Svizzera 2018

Come il film precedente, anche Figlia mia si pone come un’indagine sulla femminilità, meno estrema rispetto al ritratto di mortificazione socio-sensuale della ‘vergine’ e più esemplare nella contrapposizione fra due tipi femminili antitetici: da un lato la donna-angelo del focolare (Valeria Golino), che vede nella costruzione del nido domestico, e nella sua difesa a tutti i costi, l’aspirazione più grande; dall’altro lato l’icona della donna dissoluta (Alba Rohrwacher), femmina sbandata e già perduta, schiava dei propri sensi, incapace di costruire un futuro e dare un senso al proprio destino. Entrambe le figure, a loro modo icastiche, si ricollegano all’ambiente naturale contro cui si scagliano: la Sardegna materna e la Sardegna selvaggia, due volti dello stesso spazio che rimane sul fondo, mai oggetto di una vera esplorazione territoriale – sociale e culturale – ma sfruttato unicamente nel suo elemento di potenza evocativa, arcaica. Ma è solo in apparenza che il film mette in gioco una continua dicotomia fra una figura costruttiva e una distruttiva, una morale e una immorale, una socialmente accettabile e una ripudiabile. Nella storia dello scontro fra due madri che si contendono la stessa bambina – una che l’ha data alla luce per poi abbandonarla, l’altra che l’ha cresciuta e ora la reclama per sé – è proprio il segno della maternità che spariglia le carte e complica le implicazioni morali. Figlia mia sembra suggerire una riflessione che va oltre l’enigma sociologico sull’etichetta materna: è (più) madre chi dà alla luce un figlio o è (più) madre chi lo cresce? Il film si spinge piuttosto verso territori salomonici: maternità come senso ferino del possesso (non è a caso quell’aggettivo possessivo così esposto nel titolo). E in questo far west da richiamo del sangue, il mondo maschile viene lasciato ai margini, stilizzato nella figura inerme del marito di Tina e nelle sagome sfocate degli avventori del bar frequentato da Angelica. L’intento è chiaro fin dalla sequenza introduttiva, in cui la piccola Vittoria osserva il mondo maschile alle prese con una sorta di rodeo campestre ad una festa di paese. Ma lo sguardo della bambina non rimane a lungo su quella ostentazione machista, ma si catapulta subito altrove, rapito da una visione più cruda e essenziale: quella di Angelica abbandonata in un atto sessuale, ruvido, sbrigativamente feroce. La furia del femminile è la calamita dello sguardo della Bispuri.

regia: Laura Bispuri – sceneggiatura: Francesca Manieri, Laura Bispuri – fotografia: Vladan Radovic – montaggio: Carlotta Cristiani – musiche: Nando Di Cosimo – interpreti: Alba Rohrwacher (Angelica), Michele Carboni (Umberto), Sara Cas (Vittoria), Udo Kier (Bruno), Valeria Golino (Tina) – produzione: Colorado Film, Rai Cinema, Vivo Film – Italia, Germania, Svizzera 2018 – 1h30’