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Sole Cuore Amore

  • Data di pubblicazione 20 dicembre 2017
  • Autore Giovanna Girardi
  • Categoria Attualità

Eli (Isabella Ragonese) ha quattro figli, un marito disoccupato e lavora in un bar di Roma a due ore di distanza da casa, sette giorni su sette, per 800€ in nero che il proprietario le concede quasi di malavoglia. L’intera sussistenza della famiglia dipende da lei. Eppure ci sa fare coi clienti, sorride, è premurosa con la collega, amorevole col marito. Solo nelle due ore di bus e metro che separano il comune di Nettuno da Roma, Eli si lascia andare alla stanchezza, ai crucci, alla pesantezza del suo quotidiano, fino all’esperienza ultima, sempre col suo cappottino rosso addosso, come l’indimenticabile bambina di Shindler’s List. Vale (Elena Grieco) è la sua migliore amica, sua “sorella”, e abita nello stesso palazzo, qualche piano più giù. Ha abbandonato la facoltà di fisica per fare la ballerina nei locali, e, nonostante le due abbiano ritmi di vita diametralmente opposti, riescono a trovare qualche momento per supportarsi. Le vite delle due sono accostate, anche attraverso i montaggi, come due vite complementari, entrambe in bilico.

Sole, cuore, amore è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2016 e prende il titolo da una canzone di Valeria Rossi del 2002, che una bambina canta nel bar dove lavora Eli, davanti a un piccolo pubblico di amici. Non fosse che la parola “amore” è l’unica del titolo evidenziata, si potrebbe pensare a una scelta di contrasto, perché non c’è spensieratezza, non c’è leggerezza nel film, ma non si può dire lo stesso dell’amore, che muove Eli ogni giorno sulle metro, gli autobus, attraverso le folle stanche di persone che attendono il proprio lavoro.

È su questi aspetti meno spettacolari dell’esistenza che si sofferma la regia di Daniele Vicari, fatta di primi piani, di inquadrature sfumate, in cui il rosso di Eli spicca nella massa dei grigi. Il sottofondo jazz poi, con i suoi climax imprevedibili, crea uno scarto fra l’immagine e lo spettatore, lasciando un senso di freddezza, di irremovibile lontananza.

Vicari certamente ha in mente il neorealismo italiano, di cui ricalca trame, esiti, intenti. Ma inserisce questo riferimento in un più grande e costante bisogno di denuncia sociale che caratterizza il suo lavoro fin dagli inizi. Degno di menzione è per esempio Diaz – Non pulire questo sangue, film che racconta la violenta irruzione della polizia nella scuola di Genova durante il G8 e che si è aggiudicato il premio del pubblico alla Berlinale del 2012. O ancora La nave dolce, documentario realizzato con interviste e immagini di repertorio sull’apertura del porto di Durazzo e la conseguente orda di persone che dall’Albania è arrivata nel porto di Bari.

In effetti, più che di un didascalico riferimento al neorealismo, si potrebbe parlare dell’animo da documentarista del regista che sottende a ogni film, per quanto di finzione esso sia. Sole, cuore, amore infatti potrebbe ispirarsi a un fatto di cronaca accaduto nel 2012 e che riguarda la triste storia di Isabella Viola, comparsa sulle pagine del Messaggero. Che quest’ultima sia una fonte diretta o meno poco importa: l’importante è che nelle storie di Vicari la cronaca c’è sempre, con storie puntuali o situazioni generiche. E si accompagna sempre alla volontà di parlare di un punto di vista sottaciuto, scomodo, diverso.

Sole, cuore, amore, in cui spicca l’interpretazione appassionata della Ragonese, ha l’indubbio valore di portare la nostra attenzione su un mondo che silenziosamente ogni giorno sovrappopola i mezzi, per un lavoro precario, sottopagato e fondamentale. Ha l’indubbio valore di portare la nostra attenzione su una storia che non è semplicemente verosimile, ma è purtroppo vera. E che, soprattutto, è semplicemente tragica.