Condividi

Per una storia recente dell’Italia agli Oscar (2000–2018)

  • Data di pubblicazione 05 dicembre 2018
  • Autore Matteo Pozzani
  • Categoria Attualità

Gli Academy Awards – confidenzialmente, i Premi Oscar – sono probabilmente l’evento più atteso dal mondo del cinema, anche più dei vari festival. Agli Oscar vengono premiati i film e le interpretazioni più importanti dell’anno che va concludendosi: i vincitori vengono scelti per votazione anonima dai membri dell’Academy, ovvero migliaia tra giornalisti, attori, registi, tecnici. Si diventa membri dell’Academy tramite invito, che naturalmente si può anche declinare (Woody Allen l’ha fatto, ad esempio). Proprio pochi mesi l’assetto è stato in parte rinnovato, in un’ottica più inclusiva rispetto a categorie spesso mal rappresentate, quali donne e non-bianchi.

Naturalmente, volendo fare una classifica degli stati più premiati, gli USA dominano, seguiti a ruota da praticamente tutti gli altri paesi anglofoni. L’Italia, soprattutto in anni recenti, non ha raccolto molta gloria: conclusi i tempi di Fellini, Rossellini, Visconti, De Sica, etc., la nostra cinematografia ha perso trazione e gloria, agli Oscar come ai festival più importanti. Quest’anno, in controtendenza, a Cannes abbiamo raccolto due premi su tre film in concorso; se da qui potrà ripartire un rinascimento del nuovo cinema italiano si vedrà, ma va ricordata anche la debacle totale al Festival di Venezia, con nessun premio andato a un film nostrano.

All’Italia di Sorrentino, Rohrwacher e Garrone, si può per esempio contrapporre il Messico di del Toro, Cuarón e Iñarritu, ovvero un Oscar contro tre, in categorie più importanti, cui si aggiunge una Palma d’Oro… Eppure, rimaniamo comunque una sorta di potenza negli Oscar, complessivamente, come si evince da questa voce Wikipedia. Ecco allora una carrellata degli ultimi successi (nomination o vittorie effettive) che film o professionisti italiani hanno ottenuto.

 

I film candidati e quelli premiati

La bestia nel cuore  di Cristina Comencini, 2005

Cristina è una delle figlie del grande Luigi Comencini: assieme alla sorella Francesca, è un’affermata regista italiana. La bestia nel cuore, film incentrato sugli abusi sessuali in famiglia, è forse il suo film più famoso e certamente tra i più riusciti. Gareggiò nella categoria Miglior film in lingua straniera, riuscendo a entrando nella cinquina finalista pur senza vincere. Un risultato comunque ottimo per un buon film, che avrebbe potuto incidere di più per la carriera internazionale della Comencini, ma ha finito per dimostrarsi solo un fatto isolato.

La grande bellezza di Paolo Sorrentino, 2014

Un incredibile successo di pubblico per il terzultimo film di Paolo Sorrentino, il nostro regista più internazionale assieme a Matteo Garrone. Affresco di una Roma e di un’Italia sconfortanti, vince il Premio Oscar al Miglior film in lingua straniera. La vittoria è interessante perché la Roma mostrata non è quella da cartolina che gli stranieri sperano di vedere o credono che in realtà sia. Visivamente è certo quella, ma, a parte forse i personaggi di Carlo Verdone e di Sabrina Ferilli, viene dipinta una città popolata di esseri squallidi e situazioni vuote. Da questo punto di vista è strano che abbia avuto così tanto successo oltreoceano e, forse, non è cosa di cui gioire molto. Ma il film è intelligente, pop e ironico al punto giusto, è molto chiaro quello che Sorrentino vuole dire ma ha l’intuizione, già avuta in Il Divo su Andreotti (2008) di tenersi in disparte e di lasciare a Jep Gambardella (il solito teatrale Toni Servillo) il compito di disprezzarsi, disprezzarci, e disprezzare Roma, tra party infiniti e pseudo elucubrazioni filosofiche dei salotti buoni.

Fuocoammare di Gianfranco Rosi, 2016

Gianfranco Rosi aveva vinto a sorpresa il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia nel 2013 con Sacro GRA, vittoria purtroppo non coronata da un adeguato successo di pubblico. Il film venne comunque candidato dall’Italia alla corsa per il Miglior film in lingua straniera, ma non fu preso, neppure nella categoria per il Miglior documentario. Invece due anni fa Rosi si rifà appieno con Fuocoammare, neologismo che indica fuoco, cioè una tragedia, che avviene in mare. Il film tratta infatti dell’immigrazione clandestina, argomento molto attuale da qualche anno a questa parte. Difficile sbagliare questo tipo di film dal punto di vista di empatia e contenuto, ma il rischio è di esagerare col pathos e nel calcare troppo la mano su questi argomenti molto toccanti, cui è difficile rimanere indifferenti. Il film in realtà ottiene molti riconoscimenti in tutto il mondo, tra cui l’Orso d’oro a Berlino, e viene nominato come Miglior documentario agli Oscar nel 2017, senza aggiudicarsi la statuetta.

Dogman di Matteo Garrone, 2018

Il comitato italiano ha scelto come candidato a rappresentare l’Italia ai prossimi Oscar, Dogman di Matteo Garrone. Il film è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes, dove ha ottenuto il premio alla migliore interpretazione maschile, andato al protagonista Marcello Fonte, e dove ha ricevuto molti meritati applausi. Dogman racconta con qualche licenza il famoso fatto di cronaca del delitto del “canaro”, avvenuto negli anni 80 in Lazio. Nella realtà, l’omicidio fu commesso crudelmente da un uomo violento, mentre nel film Garrone abbassa il livello di violenza e giustifica molto di più l’omicida suo malgrado. La concorrenza come ogni anno è agguerrita, per cui sarà molto difficile ottenere il premio più ambito, ma entrare nella cinquina ufficiale non è poi così impossibile.

Se con i film l’Italia raccoglie ben poco, così come nelle categorie Miglior film e Miglior regia, nelle altre categorie il Belpaese piazza regolarmente il meglio delle sue maestranze. Gli italiani che hanno vinto almeno un premio  – tra scenografia, costumi o fotografia – sono veramente tanti, alcuni hanno vinto pure più di una volta e lo hanno fatto, cosa notevole, per film importanti diretti da registi famosi e che hanno incassato parecchio in tutto il mondo. Se di ciò dobbiamo indubbiamente rallegrarci, non passano però in secondo piano le mancanze in altre categorie importanti, inclusa quella di Miglior attore/attrice, dove l’Italia non è nominata dagli anni 90 e dove, anche sommandole tutte, le candidature non sono più di 5…

Professionisti vincitori/candidati nelle altre categorie

1. Pietro Scalia – montaggio: Nominato nel 2001 per Il Gladiatore (Ridley Scott); vincitore nel 2002 per Black Hawk Down (Ridey Scott)

2. Milena Canonero – costumi: Nominata nel 2002 per L’intrigo della collana (Charles Shyer); vincitrice nel 2007 per Marie Antoniette (Sofia Coppola); nominata nel 2015 per Grand Budapest Hotel (Wes Anderson).

2. Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo – scenografia: Nominati nel 2003 per Gangs of New York (Martin Scorsese); vincitori nel 2005 per The Aviator (Martin Scorsese); vincitori nel 2008 per Sweeney Todd (Tim Burton); vincitori nel 2012 per Hugo Cabret (Martin Scorsese).

3. Gabriella Pescucci – costumi: Nominata nel 2006 per La Fabbrica di Cioccolato (Tim Burton)

4. Dario Marinelli – colonna sonora: Nominato nel 2006 per Orgolio e Pregiudizio (Joe Wright); vincitore nel 2008 per Espiazione (Joe Wright), nominato nel 2013 per Anna Karenina (Joe Wirght)

6. Vittorio Sodano – trucco: Nominato nel 2007 per Apocalypto (Mel Gibson); nominato con Aldo Signoretti nel 2010 per Il Divo (Paolo Sorrentino).

7. Alessandro Camon – sceneggiatore: Nominato nel 2008 per Oltre le regole – The Messenger (Oren Moverman)

8. Mauro Fiore – fotografia: Vincitore nel 2010 per Avatar (James Cameron)

9. Antonella Cannarozzi – costumi: Nominata nel 2011 per Io sono l’amore (Luca Guadagnino)

10. Alessandro Bertolazzi e Girgio Gregorini – trucco: Vincitori nel 2017 per Suicide Squad (David Ayer)