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CRITICA: Vi presento Toni Erdmann

  • Data di pubblicazione 25 marzo 2017
  • Autore Diego Pasetto
  • Categoria Attualità

Non è certo inconsueto che i padri non comprendano il mondo dei figli, che gli anziani non riescano a decifrare l’universo delle generazioni più giovani, che i vecchi si dedichino alla vecchia pratica della conversazione mentre i giovani, oltre i vetri, si muovono e parlano da soli, come in un acquario, ma nel film codeste ovvietà sono solo il fragile guscio di una più densa, proteica scansione di una paradigmatica fetta sociale ai tempi della post-terza rivoluzione industriale. Le prolisse estenuanti presentazioni strategiche sugli interventi dei “tagliatori di teste”, i meeting, le proiezioni … i drink la moquette i notebook la coca i report le cene le auto-con-autista i briefing lo shopping…… l’indaffaratissimo cosmo non-produttivo dell’economia, le attività “sottrattive” nella logica esclusiva ed escludente del profitto finanziario … tutto ciò avrebbe il potere di consegnarci un’istantanea di sottintesa accettazione di uno Stato di fatto, di una condizione della storia “necessaria” e “consona” all’età contemporanea, un profilo antropologico “inevitabile” e “funzionale” all’evoluzione socio-economica del globo.

Se non fosse che …

un occhio ingenuo e genuino (etim.: non alterato, quale viene dalla nascita;) getta il suo sguardo su questa umanità “alterata” (invece), modificata nella sua natura da requisiti culturali aridi e brutali,  legati all’utilitarismo monetario e, come un virus, ne turba i processi, ne sofistica le connessioni, ne stravolge l’imperturbabilità. L’espressione da vecchio cane di Winfried-Toni sembra affermare, allo stesso modo di Hans Schnier (protagonista di Opinioni di un clown di Heinrich Böll),: “Quello che gli altri chiamano reale, a me sembra una finzione.” La reazione clownesca dell’uomo deriva dall’osservazione “esterna”, aliena, distaccata, di chi-sta-fuori (meccanismo non inedito, era già ad es. nei Persiani di Montesquieu) su quella che appare come una commedia a tempo pieno in cui gli attori si sono completamente sacrificati ai ruoli (professionali) dei quali non smettono mai i panni (e … “nel frattempo la vita ti passa davanti”). Attraverso gli occhi del padre assistiamo ad una esistenza in cui non c’è nessun gesto vitale che non si configuri nella prospettiva degli obiettivi e delle finalità lavorative, persone che abitano volontariamente un inferno di raziocinio e ferocia, senza slanci e senza sogni, senza passioni e senza compassione (Goethe:” Noi siamo i nostri propri demoni, noi ci espelliamo dal nostro paradiso”).

Per penetrare il fitto velo d’incomprensione che lo separa dalla figlia e dal suo mondo, Winfried diventa Toni e si presta a suo modo alla recita dell’assurdo, si traveste per cercare di scardinare con la sua clownerie la finzione, per riportare tutto alla realtà, finge per scoperchiare la falsità, simula per smascherare l’insincerità. E così il life coach “infetta” e demolisce i manager, l’ambasciatore sbeffeggia la “buona società” e fa intonare una canzone per svelare i moti dell’animo, il mostro peloso sbaraglia la scena per avere un tenero intenso abbraccio.

Ma il grottesco tentativo di iniettare leggerezza, “freschezza dell’anima nova” (D’Annunzio) e, nello stesso tempo, stravolgimento eversivo della condizione desolata di anime brulle sembra non compiersi con forza definitiva, realizzarsi con decisi e rivoluzionari cambiamenti di rotta; neppure la nudità corporea è liberatoria: anche senza la formalità dell’abito si rimane sostanzialmente gli stessi, nulla sembra cambiare nelle relazioni e nelle gerarchie.

L’operazione nella sua totalità assomiglia molto ad una scena centrale del film: un esercizio onanistico davanti all’oggetto del desiderio. L’oggetto del desiderio è la liberazione, l’affrancazione dal grigiore, dalle cupe tinte dei tailleur e degli spiriti, ma ci si avvicina a ciò solo con atti masturbatori. La Libertà, la Rigenerazione richiede coraggio, levità ma anche determinazione, tenerezza e ormoni e muscolatura … riuscirà la classe dei mercati virtuali e degli storni di materiale umano a sciogliersi in un amplesso di semplicità e di gioia, di adesione all’armonia dell’Essere Naturale?