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CRITICA: Liberami

  • Data di pubblicazione 17 aprile 2017
  • Autore Diego Pasetto
  • Categoria Attualità

Mezzo milione all’anno sono le richieste di liberazione rivolte ai sacerdoti in Italia *.

LIBERAZIONE: quando non si hanno mezzi propri per conseguire una redenzione da uno stato di prostrazione, da una sudditanza al senso di malessere, allora si rivolgono suppliche a chi si ritiene abbia il potere gerarchico di affrancare le persone da un rimorso, da una colpa, da un’ossessione, da un disagio, da un ferita psichica, da ciò che viene chiamato “diavolo”.

Sì perché lo stesso Vaticano, che ritiene il diavolo una realtà “istituzionale”, dotata di volontà, progettualità e attività in campo umano, afferma che “solo una piccolissima parte delle persone che vengono portate davanti all’esorcista sono realmente in preda ad una VERA possessione diabolica” *. Lo stesso ben noto decano degli esorcisti, scomparso recentemente, Padre Amorth diceva: «Non bisogna mai credere che tutti coloro che dicono di essere posseduti lo siano davvero. La maggior parte delle persone ha soltanto gravi problemi psicologici». Ciò significa che la stragrande maggioranza delle 500.000 manifestazioni del diavolo registrate in Italia sono in realtà un’ALTRA COSA.

Il fenomeno è antico e universale, il “male di vivere” scagliato, generato da potenze esterne è stato ed è presente in quasi tutti i gruppi sociali del pianeta ed ognuno di questi ha avuto ed ha la sua figura terapeutica che possiede la scienza e i simboli di contrasto per intervenire sugli effetti e/o sull’”artefice” dell’oscuro morbo a seconda dell’ambito antropologico e culturale.

L’osservazione qui è sull’ambiente cattolico, a Palermo.

L’anziano frate è una nave rompighiaccio, è pesante, lento ma avanza sicuro e imperturbabile tra i taglienti contegni delle persone “disturbate” che sciamano accompagnate in mezzo ai banchi, agli altari, i paramenti e le immagini sacre, mentre al di là delle cancellate scorre indifferente la vita anonima, ignara del bene e del male. Vive la sua missione con la stessa familiarità del medico condotto con le artrosi e le gastriti, naviga incurante dei grugniti e degli sputi, e la sua fede, schietta ed essenziale, si agglutina nelle sua voce che ricorda il rumore del legno abraso.

Lo schema di ripresa ci pone quasi sempre alle spalle dell’”infermo” e di fronte alla faccia, avara d’espressività, del sacerdote come se fossimo in un allineamento di lenti in cui il raggio dello sguardo partendo dallo spettatore attraversasse il “fuoco” della persona in crisi e si fissasse sul severo, convinto punto finale dell’ordine e del conforto.

L’ampia gamma di situazioni degenerative ci documenta la trasversalità e la pluralità di sorgenti perniciose che stanno a monte delle richieste di aiuto: la solitudine, lo squallore, l’occultismo, le contrapposizioni viziate e le relazioni guaste tra le persone, i nodi irrisolti con se stessi o con gli altri.

E’ interessante notare come nelle parole degli individui osservati si colgano spesso analisi razionali, indagini ed ipotesi del tutto spiegabili e “umane” sulle vicende della vita, e come poi tutto confluisca nel magma indistinto della “volontà satanica”; cioè azioni, reazioni e intenzioni legate a comportamenti personali e sociali vadano a coagularsi in un intervento del “maligno”; si passa, con un balzo apparentemente incomprensibile, dalla spiegazione più o meno sensata di motivazioni logiche, comportamentali alla pura irrazionalità dell’intervento diabolico che attiva il “tormento” in base a tali motivazioni.

La ripresa non-giudicante di questa umanità è una voce poco nota, soffocata, del coro amaro e dissimulato della Sofferenza che non ascoltiamo finché non ci tocca la spalla, e della Pietà che non consideriamo finché non ne abbiamo sete … ma anche un modo di considerare come il concetto stesso di umanità possa essere grave e greve e tuttavia, contemporaneamente, come la labirintica misteriosità della mente umana si lanci in un’ansia di liberazione … in un incontrollato grido di assoluto.

*Dato e citazione da un’indagine de La Stampa, settembre 2016.