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Cosa attendersi da Venezia 2019

  • Data di pubblicazione 18 agosto 2019
  • Autore Matteo Pozzani
  • Categoria Attualità

Come alcuni mesi fa per il Festival di Cannes, proviamo a vedere nel dettaglio la selezione del Concorso alla 76. Mostra del Cinema di Venezia – le chance di vittoria dei film, dei loro registi e dei loro cast.

 

 

La vérité di Hirokazu Kore-eda. Un cast di prim’ordine: Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clementine Grenier, Ludivine Sagnier. Film di apertura del Festival. Primo film non in lingua giapponese per Kore-eda, Palma d’Oro nel 2018 a Cannes per Un affare di famiglia. Insieme a due nomi straordinari del cinema francese e internazionale, Deneuve e Binoche, abbiamo un’altra talentuosa attrice d’Oltralpe, la Sagnier (da vedere nella sua molte collaborazioni con François Ozon, anche accanto alla Deneuve) e l’ottimo attore americano Hawke, anche regista e sceneggiatore. Kore-eda è uno dei nomi da battere, però la lingua potrebbe presentare delle insidie per lui.

 

The Perfect Candidate di Haifaa Al-Mansour. Una delle due registe in concorso. Al-Mansour si fece conoscere nel 2012 con il dramma incentrato su una bambina La bicicletta verde, ha poi debuttato non molto bene in lingua inglese con Mary Shelley — Un amore immortale. Con un pizzico di cinismo, il far parte delle quote rosa potrebbe aiutarla a conquistare un premio, magari fra i collaterali.

 

About Endlessness di Roy Andersson. Il Leone d’Oro del 2014 per Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza ritorna a Venezia. Il regista, nonostante quel grande successo, è rimasto sconosciuto al grande pubblico italiano e la distribuzione nazionale non ha aiutato, per cui la curiosità di vedere cosa ne salterà fuori è grande.

 

Marriage Story di Noah Baumbach. Anche qui cast di peso: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty. Il “Woody Allen degli anni 2000” (così come Whit Stillman lo fu negli anni 90) ritorna alla distribuzione tradizionale dopo la parentesi Netflix di The Meyerowitz Stories. E da buon epigono di Allen ecco nel cast una delle sue muse, la Johansson, e un suo amico e frequente collaboratore, Alda. Un cast eccezionale che un buon autore come lui ha grandi chance di sfruttare al meglio. Baumbach aveva impressionato nel 2012 con Frances Ha, interpretato dalla compagna Greta Gerwig, e certo i film successivi sono piaciuti a molti – dopo Kore-eda, secondo grande nome da battere.

 

Wasp Network di Olivier Assayas. Con Penélope Cruz, Edgar Ramírez, Gael García Bernal, Wagner Moura, Ana de Armas, Leonardo Sbaraglia. La passata edizione Assayas fece molto bene con Non-Fiction, in lingua francese. Qui ritorna a quella inglese dopo l’ottimo Personal Shopper ma prosegue con il film corale. Cast notevole per un notevole autore, nato critico, grande amante del cinema orientale e penna che se in forma fa faville. Non favoritissimo, ma un colpo di coda non stupirebbe più di tanto.

 

Guest of Honor di Atom Egoyan. Regista canadese di origini armene, attivo dalla fine degli anni 70, prolifico ed eclettico seppure senza grandi successi, anche se Il dolce domani rimane un gioiello. Difficile considerarlo favorito. David Thewlis, il protagonista, è però lo stesso di Naked  di Mike Leigh, quindi una Coppa Volpi potrebbe lo stesso essere nell’aria.

 

 

Ad Astra di James Gray. Con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, Liv Tyler, Donald Sutherland. James Gray è uno dei registi più “classici” in circolazione, e forse per questo alle volte sottostimato. Con Ad Astra avremo qualcosa, almeno in teoria, di completamente diverso: avremo «Brad Pitt nello spazio» (cit. Il Corriere della Sera). Insieme a Pitt, che intanto miete elogi a non finire per C’era una volta a Hollywood di Tarantino, anche Tommy Lee Jones e Donald Sutherland. Occhi e orecchie spalancati, un destino diverso dal First Man — Il primo uomo di Chazelle, della scorsa edizione lagunare, è preventivabile.

 

Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra. Con: Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi. Al Circolo abbiamo da poco apprezzato Oro verde, girato da Guerra assieme alla ormai ex compagna Cristina Gallego.Film straordinario come il precedente L’abbraccio del serpente. Ora Guerra gira in solitaria il suo debutto in lingua inglese, con un cast davvero interessante. Rylance e Pattinson sono una scommessa ormai certa, soprattutto sul buon fiuto dell’ultimo, che con gli ultimi lavori ha saputo unire una grande performance a un ottimo film; ma che dire di Depp, da tempo in caduta libera? Se non lo tira su Guerra, nessun altro lo farà.

 

Ema di Pablo Larraín. Il regista che ha battuto la strada all’emergere dell’interessante cinematografia cilena a livello internazionale. Larraín è piuttosto eclettico: dalla dittatura di Post Mortem e No! —  giorni dell’arcobaleno, passando per il poeta Neruda, i preti pedofili di Il Club, fino alla vedova di J.F. Kennedy, Jackie. Ritorna ora allo spagnolo e ritrova l’attore messicano  Bernal. Tra i favoriti, sia il regista che l’attore.

 

 

Martin Eden di Pietro Marcello. Chance per farsi notare a livello internazionale per il protagonista, il bravo Luca Marinelli. Per l’ottimo Pietro Marcello potrebbe essere l’occasione di raggiungere un pubblico meno di nicchia, adattando, seppur liberamente, un romanzo molto amato di Jack London.

 

La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco. Fa sempre piacere ritrovare almeno una metà del duo Ciprì e Maresco, i creatori di Cinico TV, punta di diamante del genere più estremo e grottesco nostrano. Poi si sono moderati. Immaginare un premio è piuttosto arduo, ma qualcosa di interessante ne verrà sicuramente fuori.

 

Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone. Un anno dopo Capri-Revolution Martone è di nuovo in Laguna. Buon per lui, ma per noi? Il regista napoletano adatta al linguaggio cinematografico il suo allestimento, molto apprezzato, della commedia di Eduardo De Filippo

 

Joker di Todd Phillips. Con Joaquin Phoenix e Robert De Niro. Oltreoceano sono tutti in brodo di giuggiole per l’ennesimo film sul cattivo (staremo a vedere) Joker. Questa volta a cimentarsi col persnaggio saranno l’attore Joaquin Phoenix (bene) e il regista Todd Phillips (meno bene). Agli Oscar farà la voce grossa, a Venezia – battage mediatico a parte – sarà più difficile.

 

 

J’accuse di Roman Polanski. Con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois. Polanski, seppur in una fase complessa della sua carriera, è pur sempre Polanski, per cui l’attesa è alta, anche se diventa difficile predire con precisione il futuro del film in concorso. Dujardin, anni dopo l’Oscar, torna a partecipare a un film in cui potrà far valere le sue doti di interprete, accanto alla Seigner, sempre a fianco del marito, e Louis Garrel (figlio del regista Philippe), ottimo attore/regista, attualmente è sul set del prossimo film di Woody Allen.

 

The Laundromat di Steven Soderbergh. Con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Matthias Schoenaerts, James Cromwell, Sharon Stone. Il sempre prolifico Soderbergh ritorna in Laguna con un film dal cast internazionale d’eccezione, tra cui spiccano sicuramente i premi Oscar Streep, Oldman e il premiato di recente a Cannes Banderas. Soderbergh col suo debutto Sesso, bugie e videotape vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1989, ma da allora niente più premi nei festival di rilievo. Che sia questa l’occasione per invertire il trend?