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Corpo e anima

  • Data di pubblicazione 31 gennaio 2018
  • Autore Michele Bellantuono
  • Categoria Attualità

Due cervi si incontrano in una misteriosa foresta innevata. Gli sguardi si incrociano, i loro corpi si sfiorano. Il film Corpo e anima della regista ungherese Ildikó Enyedi si apre dunque su un'immagine fiabesca e solitaria, che saremmo tentati di interpretare immediatamente in chiave onirica. Presto diviene chiaro che stiamo proprio assistendo alla messa in scena di un sogno, l'elemento che avvicina i due protagonisti di questa bizzarra storia d'amore, Endre e Mária. Entrambi lavorano presso un mattatoio, lui come responsabile finanziario, lei (nuova arrivata) come addetta al controllo qualità della carne. Anche i loro sguardi si incrociano, ma con estrema difficoltà: Mária dimostra di avere un difficile approccio con i colleghi, che la emarginano e scherniscono a causa della sua introversione e ossessività. Col passare dei giorni nasce però una eccezionale affinità con Endre, che culminerà con una surreale rivelazione. Sarà l'inizio di un rapporto davvero sui generis tra queste due persone dal fisico diverso (trascurato e afflitto da disabilità quello di lui, tonico e grazioso quello di lei), ma dotate di anime perfettamente sintonizzate tra loro. Il titolo introduce un'antitesi che viene costantemente rievocata sullo schermo, attraverso un percorso cinematografico che illustra con eleganza formale e delicatezza la crescita di un sentimento. Non ci sono colpi di fulmine: la bizzarra affinità che sboccia tra Endre e Mária è un qualcosa di eccezionale, del tutto estraneo alla loro stessa quotidianità e infatti incomprensibile per colleghi e amici. La Enyedi presenta l'antitesi scegliendo immagini di natura bipolare; talvolta eteree, quando richiamano la dimensione del sogno in cui avviene l'interazione tra i cervi, talvolta brutalmente concrete, quando la cinepresa si sofferma sugli sguardi degli animali condotti al macello, sul sangue che sgorga dalle ferite aperte dall'acciaio. Questo gioco al contrasto condotto con abilità è reso ancora più evidente dalla presenza di immagini simboliche, evocate da un'attenzione per il dettaglio che arricchisce ulteriormente le inquadrature, in buona parte statiche. Pochi e lenti sono in effetti i movimenti di macchina, come lenta è anche la narrazione; non poteva essere diversamente, in una storia che racconta la timida nascita di sentimenti puri e istintivi, nella quale l'amore non prevede conquista né reale conflitto, ma solo un destino scritto nel linguaggio misterioso dei sogni. Una dialettica sentimentale davvero lontana da pretese di realismo: il film rievocando paesaggi onirici mostra spesso e volentieri la sua natura di opera illusionistica e surreale, contornata da una colonna sonora altrettanto evocativa. La commovente esplorazione emotiva di Corpo e anima affascina senza creare misteri. Quello diretto da Enyedi è un ottimo esempio di cinema fatto di sentimenti fuori dall'ordinario, emozioni forti nel loro essere quasi predestinate, necessarie, più che ideali. Un cinema che richiede al suo spettatore di abbandonarsi completamente alla visione, caratterizzata anche da tempi morti e divagazioni, lasciandosi trascinare in un ritratto emotivo fatto di pause e contrasti in cui trova spazio persino l'ironia.