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Cannes, mon amour

  • Data di pubblicazione 06 giugno 2018
  • Autore Luca Romeo
  • Categoria Attualità

Chiara ha 24 anni ed è una delle poche veronesi sulla Croisette. L'invito al Festival se l'è guadagnato tramite il bando «3 jours à Cannes», dove è stata selezionata tra migliaia di giovani tra i 18 e i 28 anni, che hanno fatto richiesta da tutto il mondo. Il treno da Porta Nuova a Milano, poi Milano-Ventimiglia ed eccola lì, a pochi metri dalle spiagge della Costa Azzurra tra mostri sacri del cinema mondiale come Jean-Luc Godard (che per la verità non si è presentato alla manifestazione, lasciando "solo" il suo ultimo film Le livre d'image e un saluto alla stampa tramite video), gli iraniani d'oro Jafar Panahi e Asghar Farhadi o, ancora, il raffinato regista turco Nuri Bilge Ceylan. L'occhio di Chiara si muove rapido nel caos del Festival, alla ricerca dei suoi idoli, uno su tutti quel Lars von Trier che ha portato fuori concorso The house that Jack built, dopo che negli ultimi tempi, da queste parti, è stato ricordato più per le polemiche e i suoi particolari "scherzi" in sala stampa, che per la sua filmografia. Alla fine, Chiara, si deve "accontentare" di un incontro di sfuggita con Benicio Del Toro, presidente di giuria nella sezione «Un certain regard». Manbiki kazoku (o Shoplifters, titolo internazionale) regala la Palma d'Oro al giapponese Hirokazu Kore'eda – già apprezzato quest'anno al Circolo del Cinema di Verona con il bellissimo Ritratto di famiglia con tempesta – ma questa 71a edizione non rimarrà indifferente agli autori italiani, due su tutti Matteo Garrone e Alice Rohrwacher, registi rispettivamente di Dogman e Lazzaro Felice. Unici italiani in concorso, sono stati applauditissimi e premiati oltralpe e poi primi ad uscire in sala nei cinema italiani. Altra caratteristica comune - e non di poco conto - la coraggiosa scelta di assegnare il ruolo di protagonista ad attori esordienti o quasi: Marcello Fonte e Adriano Tardiolo.

Cominciamo dal primo, reggino di Melito Porto Salvo, quarant'anni ancora da compiere, dopo una breve carriera a teatro e in piccoli ruoli al cinema e in tv, si porta a casa dal Festival di Cannes l'ambito premio come miglior attore, superando colleghi più quotati (o, almeno, più famosi) del calibro di Javier Bardem. Fonte risulta perfetto nel ruolo di vero e proprio dogman, un "uomo-cane", anzi, "uomo-cagnolino", che idolatra e serve il suo padrone, l'amico Simone (Edoardo Pesce) nonostante le "bastonate" fisiche e morali. L'attore è perfetto nell'interpretare “Er Canaro", tristemente celebre nella Roma di fine anni Ottanta per vicende legate alla cronaca nera (il soggetto, come abitudine soprattutto del primo Garrone, viene da lì). E torna un po' alle origini il regista romano, spogliandosi dei fasti di Tales of tales per ricercare le atmosfere dei suoi vecchi film, uno su tutti L'imbalsamatore.

E se Dogman conquista il Prix d'interprétation masculine, Alice Rohrwacher si prende addirittura il premio come miglior sceneggiatura, con quel Lazzaro felice che è una favola amara ambientata tra la campagna di fine anni Ottanta e la metropoli italiana nei giorni nostri. Protagonista il giovane Tardiolo, ottimo il suo esordio (in rete non si trova una biografia precedente a questa pellicola), mentre nel cast figurano Alba Rohrwacher - sorella maggiore della regista e sempre più presente nel panorama cinematografico italiano - e la rediviva Nicoletta Braschi, lontana dal grande schermo addirittura da tredici anni. Mentre entra ed esce dalle sale della Croisette, la veronese Chiara pensa ai film visti e a quelli che dovrà recuperare quando saranno distribuiti in Italia. Pensa che Kore'eda e Spike Lee, che gli sono sfuggiti a Cannes, dovrebbero arrivare presto di qua dalle Alpi. E intanto segna sul taccuino alcune pellicole che hanno fatto meno rumore, ma che l'hanno colpita particolarmente, uno su tutti Border di Ali Abbasi, vincitore di Un certain regard e il polacco Cold war di Pawel Pawlikowski. E gli altri italiani? Niente premi, ma tanti applausi per Valeria Golino e il suo Euforia, mentre sono stati proiettati anche il documentario La strada dei Samouni di Stefano Savona e Troppa grazia di Gianni Zanasi (ancora con Alba Rohrwacher). Insomma, il Festival di Cannes si è appena concluso, ma lista dei film da vedere di Chiara - e non solo la sua - è sempre più ricca.